IL NEOSITUAZIONISMO DI GIUSEPPE FARINA
articolo pubblicato su l' OPINIONISTA
Inbilico tra critica alla società consumistica contemporanea e accettazioneestetica delle sue sfaccettature nel NeoSituazionismo di Giuseppe Farina
Laforma molto spesso viene messo in secondo piano rispetto all’essenza, sebbenequest’ultima tenda a emergere a dispetto dei tentativi di metterla a tacere;questo sembra essere il messaggio subliminale di tutti quegli autori chescelgono l’analisi sagace e critica di una società in cui il contatto con illato più profondo è andato perduto e pertanto ciò che resta è solo una patinasuperficiale. L’avere prevale sull’essere dunque, eppure non riesce a metterecompletamente in ombra tutta quella sostanza che, grazie alla capacità diapprofondimento di alcuni interpreti della creatività attuale, affiora, fasentire la sua presenza, fuoriesce in varie sfumature narrative inducendo ilfruitore a porsi domande, a riflettere sul contesto del vivere moderno e sulladirezione che la società potrà prendere se continuerà a soffermarsisull’effimero. Questo è il punto di vista da cui parte la ricerca artistica diGiuseppe Farina che fonde gli ideali espressivi di correnti pittoriche delsecolo scorso riattualizzandole al suo atteggiamento più morbido e moderato manon per questo meno incisivo.
Alcunimovimenti in cui il concetto alla base dell’espressività era stato più fortedel risultato visivo che ne derivava, sono stati capaci di determinare unsostanziale giro di boa all’interno di un sistema arte che aveva sempre vissutodi linee guida, di regole predefinite e di dinamiche consolidate le qualisembravano impossibili da scalfire. La prima corrente di forte rottura e diferoce critica alla mercificazione dell’arte fu il Dadaismo i cui interpretiscelsero volutamente un atteggiamento sarcastico attraverso il qualetrasformarono in opere oggetti di uso comune fino a giungere al paradosso dellaFontana di Marcel Duchamp. Al loro tracciato attinsero qualche anno dopogli artisti aderenti al Surrealismo che però diedero un’interpretazione piùpsicologica e onirica dell’arte pur mantenendo l’attitudine ad ampliare laricerca non solo alle più tradizionali pittura e scultura bensì ampliandole adaltri ambiti culturali come la fotografia e la filmografia. Fu tuttavia ilperiodo che seguì le due guerre mondiali a generare una rivisitazione dellepoetiche dadaiste declinate sulla base dei diversi movimenti che attinsero allostesso spirito critico e analitico della nuova società che si andava formando. LaPop Art statunitense e inglese degli anni Cinquanta, con quella capacità diaffascinare lo sguardo in virtù delle immagini accattivanti e delle iconeraccontate con colori vivaci ed effervescenti da cui emergeva la superficialespensiertezza della corsa al consumismo e all’esaltazione massima dei momenti disvago come il cinema e i fumetti; il Nouveau Réalisme francese degli anniSessanta che si soffermò invece sul cambiamento dell’approccio a una vitaquotidiana che cominciava ad andare di corsa e che considerava l’effimero comeuna base irrinunciabile dimenticando o rendendo desueto persino ciò che eraaccaduto poco prima e che ebbe la massima espressione con gli affichistes dicui Mimmo Rotella fu uno dei massimi esponenti; e infine il Situazionismo natoin Italia ma poi diffusosi in Belgio, in Inghilterra, in Scandivania, chesottolineava l’avanzare di una società basata sull’immagine dove l’acquisto eradivenuto la nuova religione e così i suoi interpreti vollero alzare la vocecontro il capitalismo e l’imperialismo, andandosi a fondere alla politica e aimovimenti studenteschi del Sessantotto in cui i giovani chiedevano la finedelle guerre e il ritorno ai valori dell’amore, della libertà e della pace. Dalpunto di vista puramente artistico questa corrente si manifestò con opereirriverenti, tanto quanto lo erano state quelle dadaiste, sebbene rimanendomaggiormente legate alla bidimensionalità della tela che doveva avereun’accezione sociale, doveva essere una sintesi visiva delle idee degli autoriappartenenti al gruppo, anche se attraverso una rappresentazionesoggettivamente grottesca o dissacrante della realtà. L’artista di originitorinesi Giuseppe Farina, figlio d’arte poiché cresciuto nella bottega del padre,il pittore Armando Farina, appartiene a un NeoSituazionismo in cui gli estremidel movimento originario sono attenuati, affievoliti perché raccontati in unperiodo storico in cui l’opposizione al consumismo e al capitalismo è statasuperata, ritenuta ormai una realtà acquisita e facente parte di un mondocontemporaneo in cui l’attenzione all’immagine ha preso sempre più piede fino adiventare quasi un dogma da seguire per non rischiare di sentirsi esclusi. Lasua analisi non è più ferocemente critica come nel Situazionismo bensì vienestemperata da uno sguardo più esistenzialista, più introspettivo sullesfumature che inevitabilmente sono state integrate in un vivere dove la corsaal possedere ha quasi sostituito la spontaneità dell’essere; Giuseppe Farinanon giudica bensì osserva, non critica piuttosto lascia spunti di riflessione,non sottolinea, al contrario permette all’osservatore di intendere e diinterpretare le sue opere sulla base del suo personale pensiero e anche della suasensibilità. Dal punto di vista formale non si può non cogliere il riferimentoa quel Nouveau Réalisme degli affichistes dove però nel suo caso il collage eil décollage non sono protagonisti assoluti bensì mescolati a tocchi pittoriciche infondono una sensazione di dissoluzione, di sovrapposizione di sensazioni- inserendovi dunque anche l’emotività -, che ricordano la scomposizionepittorica dell’Impressionismo, seppur ingrandita a campiture di immagini e nonsolo a macchie di colore. Dal Dadaismo invece prende l’attitudine asperimentare, a mescolare sulla tela anche i metodi più innovativi, introducel’Arte Digitale, la modifica, agisce su di essa, la fonde al collage, tutto èfunzionale a lasciar intravedere quel riferimento al consumo, ai marchi di modae ai prodotti di massa, o a parole che costituiscono un ulteriore spunto diriflessione, che stimolano quesiti e domande sul senso di quelle lettere o deiframmenti di frasi che fanno parte integrante dell’opera. Nelle sue pennellateche a volte creano mentre altre semplicemente ritoccano ed enfatizzano, èimpossibile non scorgere anche una parte Informale, quella non forma chesubentra nella narrazione sottolineando, dal punto di vista filosofico,l’impossibilità di definire un concetto che sfugge e si conforma al pensiero eall’emozione del singolo, mettendo in risalto dunque una soggettività bendiversa dal Situazionismo degli anni Sessanta del secolo scorso dove apredominare era il concetto di comunità. Giuseppe Farina, artista del suotempo, comprende e accoglie l’individualismo attuale, trasformandolo inopportunità per mostrare all’osservatore uno spunto di analisi verso ciò chetrova davanti allo sguardo in un modo inedito perché filtrato dal raccontodell’autore che al contempo lo guida verso l’argomento che era focale quando siè apprestato a eseguire l’opera, generando così un dialogo corale in cui ilvisibile è un pretesto per cercare l’intuibile. Non solo moda e prodotti dimassa ma anche lo sport diviene sfaccettatura popolare, elemento aggregante eal contempo divisivo e tuttavia a sua volta parte di quella distrazionecostante a cui l’essere umano attuale è sottoposto, quasi come se tutto fossefunzionale ad allontanare l’uomo dal vero sé, quello più semplice e autenticoche potrebbe sopravvivere anche senza tutta quella patina di superficie che èinvece imperativo della società contemporanea. Ecco, Giuseppe Farina riporta l’individuoverso una sostanza troppo spesso dimenticata, lo costringe a considerarel’essenza proprio in virtù di un dissolvimento del visibile in virtù del qualea emergere non può che essere la consapevolezza di poter avere entrambe lesfaccettature della natura umana, quella più effimera che insegue le mode equella più introspettiva che viene stimolata dalla mancanza di riferimentispecifici ed esaltata proprio dall’indefinitezza, da quella scomposizione diun’immagine che consente all’imaginazione e alla memoria emotiva di emergere. IlDripping spesso interviene per rendere persino meno nitida l’intuizione dellarealtà, e contestualmente rende le tele più metropolitane, ne sottolineal’esigenza di comunicare alle persone assumendo in questo senso un’accezionePop, inteso nel senso di aver bisogno di parlare al popolo, che si eraconcretizzata negli anni Ottanta del secolo scorso sfociando in quelGraffitismo con cui gli autori necessitavano mostrare e al contempo rendereermetici i pensieri, le problematiche e i disagi interiori che vivevano in unasocietà in trasformazione. Nel caso di Giuseppe Farina invece il disagio è trasformatoin adattamento a un modo di vivere, a un aspetto delle città, delle strade epersino degli eventi sportivi, in cui la realtà può essere intesa einterpretata su più livelli, sulla base della sensibilità, dell’approccioesistenziale e della capacità di approfondimento di ciascun individuo, aprescindere da ciò che si potrebbe vedere soffermandosi sullo strato piùsuperficiale. Giuseppe Farina, artista, regista teatrale e fondatore di unascuola di teatro, ha al suo attivo la partecipazione a mostre collettive e apremi d’arte a Milano, Cosenza e a Salerno.
MartaLock
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